METODO DI STUDIO DELLA DOCUMENTAZIONE PER LA STESURA DELLA SCENEGGIATURA

UN LUNGO CAMMINO

Premessa: quando al regista Mauro Vittorio Quattrina è stato commissionato il docufilm sulla strage di Santa Giustina in Colle (e non su Graziano Verzotto come forse qualcuno pensa...), egli pensava, inizialmente, di seguire la linea cronologica ufficiale e temporale, quella immobile da settanta anni. Ma già nella lettura e nella acquisizione delle testimonianze e dei documenti, oltre che dei libri, si era potuto notare che, praticamente, moltissimi importanti particolari, grandi e piccoli, non coincidevano, presentavano lacune, erano completamente distaccati dalla realtà bellica, dalle metodologie militari, e dalla logica.

Il numero dei tedeschi per esempio. 40/100/200/ oltre 300... addirittura con mezzi blindati... la presenza o meno del comandante partigiano Verzotto e di molti suoi documenti che sullo stesso fatto danno evidenti e concrete versioni differenti, se erano stati uccisi o no uno, due o più tedeschi... gli orari della strage, che non coincidono e nemmeno la durata della strage. Non parliamo poi dei libri dove la stessa storia viene copiata a volte anche parola per parola libro per libro e dove non esiste una analisi critico/storica di nessun tipo, a parte gli studi del prof. Ceccato e dell'avv. Beghin, di massima.

 

Poi ci fu un particolare che lasciò il regista molto perplesso. Per quale motivo, sia fin dall'inizio, cioè da quando furono indicati i testimoni della strage alla Commissione Americana, non furono interrogati i sopravvissuti alla strage? Per quale motivo nel tempo, non furono praticamente mai interrogati o intervistati? Solo qualche timido accenno qua e là. E poi, per quale motivo il capo partigiano Verzotto dalle sue stesse indicazioni, prima dice che il giorno della strage era presente a Santa Giustina, poi si, poi no, poi si e poi ancora no.  E solo per fare un esempio delle tante, troppe, incongruenze che nel tempo si sono tramandate come fossero dei Mantra o delle tradizioni popolari.  E poi altri aspetti che di per se stessi lascerebbero un sospeso, ma che nel contesto assumono importanza. Come spiegato sotto, infatti, nell'analisi della storia, nei metodi attuali, che io condivido, si prendono come caratteri di studio anche "elementi esterni" come, perfino, la climatologia o la psicologia, per esempio, e non il dato nudo e freddo stampato su un vecchio libro. Ecco, allora, che anche il fatto che la participazione della popolazione alle cerimonie del dopoguerra è sempre stata "contratta", minimale, così come quella dei parenti delle vittime, così come la mancanza totale di associazioni come l'A.N.P.I o gagliardetti della Garibaldi o della Damiano Chiesa, assume rilevanza. Perché? Perché non sono mai stati presenti da decenni, allo studio attuale delle fonti, mentre lo sono in altri paesi che hanno subito le rappresaglie? Perchè, e questa cosa è assai curiosa, solo a santa Giustina in Colle troviamo un partigiano che "scende a patti con il nemico" mentre  negli altri paesi no, fors eunico caso nel Veneto? (da verificare) Lo spiega il prof. Ceccato nei suoi ultimi studi. Perché la Strage di Santa Giustina non è una strage "come le altre".  Tanti, troppi perché...

 

A questo punto al regista non è rimasto altro che, per la prima volta, di analizzare le varie fonti  in modo sinottico, ponendo su una enorme lavagna di 6 metri x 2 tutti gli scritti, le prove, le testimonianze una per una...

Tutti i dati sono stati incrociati e confrontati uno per uno, divisi per ora, categoria, avvenimento, data, luogo, via, incongruenza,  ecc... e le soprese sono stata moltissime in questo parallelismo. L'aiuto di professionisti (per esempio le tecniche di rastrellamento sono state spiegate al regista da un Paracadutista della Folgore), l'aiuto dato dall Procura Militare di Verona che deteneva tutti gli atti relativi alla strage, e così via, hanno portato ad un quadro totalmente innovativo della vicenda. E sono proprio le contraddizioni, sviluppate in ambito sinottico, che portano ad un quadro "ipotetico", ma non tanto ipotetico e robustamente realistico, a riscrivere la storia. L'analisi degli avvenimenti è  stata portata avanti "accogliendo gli stimoli provenienti da numerose altre discipline (geografia, linguistica, antropologia, sociologia, psicologia, economia, statistica ecc. e ha posto le premesse per la maturazione di ulteriori indirizzi di studio (storia della mentalità, dei sentimenti, psicostoria, climatologia e demografia storica, microstoria ecc.), caratterizzati da metodologie talora molto specifiche e innovative, anche sul piano tecnologico e informatico (comparazione linguistica e fotografica, analisi dendrologiche, tecniche di intervista e di catalogazione delle fonti orali, ecc.).


Per G.B. Vico, lo storico è ormai, a tutti gli effetti, uno «scienziato» (Scienza Nova, 1725) che con metodo rigoroso dava conto delle azioni dell’uomo e dei processi di maturazione della sua mente. Perfino Voltaire, intellettuale simbolo dell’Illuminismo, propose ulteriori innovazioni di metodologia storica, come la comparazione sistematica tra diverse tipologie di fonti (politiche, economiche, sociali, letterarie, storico-artistiche) .

Ed è proprio a livello scientifico che, per esempio, le foto d'epoca dell'immediato dopoguerra sono state analizzate, ingrandite, allargate nei minimi particoari, si sono cercate le lastre fotografiche, per trovare, per esempio, qualche foto di proiettile sui muri... ma... niente... solo sulla sommità del campanile un paio di fori (ma questo non durante il presunto combattimento).

Cento tedeschi a prendere per buona la cifra fornita da Verzotto... contro 40 partigiani... i partigiani che con puntate ai fianchi cercano di accerchiarli... (sic) ma quanti colpi avrebbero sparato? Niente, nessun testimone si ricorda dei colpi da qualche parte, su qualche finestra, sui muri. Niente. Ecco allora che "il combattimento durato mezz'ora.." la strenua resitenza eroica.., sembra cadere (insieme ovviamente ad altri parametri sinottici) ed avvicinarsi sempre più a qualche colpo sparato, alla scaramuccia... come descrive nel suo diario Bragadin e alla fuga precipitosa dei partigiani. Vogliamio parlare dei due tedeschi uccisi dai partigiani di Verzotto (sua relazione) durante i combattimenti di cui non esiste proprio traccia?

 

Forse è ora di sfatare la frase fatta che "la storia non si fa con i sé".  Atrraverso i sé e i ma, attraverso cioè il dubbio, si è cercato nei meandri più nascosti di nuove interpretazioni che hanno un senso logico molto preciso.  La discesa "ad imbuto" verso una versione "nuova" della strage  era lì a portata di mano e ricostruendola nel percorso inverso reggeva. Purtroppo, per "qualcuno" oggi esiste internet e la possibilità di venire a conoscenza di quello che molte volte rimane sotto il tappeto o chiuso in cantina.

 

Sentiamo cosa scrive a proposito della strage, lo storico Ceccato, che da 35 anni segue la vicenda, arricchendola sempre di più di contenuti nuovi.

 

 

APPENDICE AL LIBRO DEL PROF. GIUSEPPE CRISCENTI su VITO FILIPPETTO uno dei trucidati a Santa Giustina in Colle.

Per questa appendice riportata sotto, il prof. Ceccato, il prof. Criscenti e l'editore del libro su Filippetto, sono stati oggetto da parte dell'avv. Luigi Verzotto, di una diffida, si cita, testualmente: "Vorrete, pertanto, provvedere a ritirare il libro dalla circolazione per emendarlo dalle affermazioni gratuitamente infamanti ed offensive; con riserva di agire per il risarcimento dei danni alla memoria di Graziano Verzotto ed alla reputazione dei suoi familiari." Vale la pena ricordare che il Luigi Verzotto ha querelato il regista Mauro Viittorio Quattrina, ma la querela è stata ampiamente archiviata a favore del regista, così come il successivo appello contro l'archiviazione.

 

La parte bizzarra e astrusa è che nella querela contro  il regista Mauro Vittorio Quattrina, il Graziano Verzotto cita come libri a suo favore i libri del Prof. Ceccato, Ceccato che ora diffida. Non è disarmante?  Ceccato ha si cambiato opinione nel tempo, perché la storia è in movimento e cambia a seconda dei documenti e altro che si trovano strada facendo nella ricerca.  E cambiare versione in base a fatti nuovi è indice di serietà. Così come cita gli scritti di Ramazzina che scrive al regista che la storia è da riscrivere in base al documentario... Oltra al fatto che la libertà di opinione e di critica storica è garantita dalla Costituzione. Non dimentichiamolo.


DALLA PREFAZIONE DEL LIBRO

A firma del Prof. Carlo Toniato.